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Marzo

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Competenze trasferibili dei PhD, due workshop a Torino e Milano

28 Marzo 2018

Come valorizzare ciò che viene appreso durante il percorso di ricerca, soprattutto al di fuori dell'università?

Questo il tema conduttore dei workshop formativi a cura di Find Your Doctor, rivolti agli studenti di dottorato di tutte le facoltà, che si sono tenuti presso l'Università degli Studi di Torino l'8 marzo e l'Università degli Studi di Milano-Bicocca il 14 e 21 marzo.
A condurre i workshop Eva Ratti, astrofisica e fondatrice di Find Your Doctor, Andrea Galimberti, ricercatore sulle soft skills e responsabile formazione, e Chiara Veneziani, PhD in psicologia sociale e HR manager.

I workshop si inseriscono all'interno dei percorsi formativi attivati dai due atenei sull'employability dei dottori di ricerca. Lo scopo di questo percorso di formazione complementare infatti è cercare di agevolare l'inserimento professionale dei ricercatori dopo il conseguimento del titolo.
Tema principe le competenze trasversali (e trasferibili) che si acquisiscono durante il dottorato e che non riguardano direttamente il proprio ambito di ricerca, spesso derivanti dalle difficoltà affrontate lungo il percorso che portano a sviluppare abilità spendibili al di fuori dall'accademia.

«In entrambi gli atenei - spiega Galimberti - abbiamo verificato come il tema della transizione sia di assoluto interesse, così come quello delle competenze trasferibili. Questa proposta formativa, costruita ad hoc per i dottorandi e basata sulle esperienze raccolte da altri dottori di ricerca (grazie a Find Your Doctor e alla ricerca che abbiamo messo in campo) permette di trattare questi temi non in modo astratto e generico e non con lo stesso approccio che si utilizza con neolaureati. I dottorandi infatti sono in una situazione completamente diversa rispetto ai neolaureati, hanno investito e stanno investendo in un percorso accademico e ipotizzare delle alternative, iniziando a muoversi in direzioni extra-accademiche, mette in gioco differenti fattori: motivazionali, di senso e anche di tipo etico.»

In particolare, durante i workshop, sono stati raccolti diversi dubbi e preoccupazioni (soprattutto rispetto alle possibilità di valorizzare il titolo in ambito pubblico), si è giocato insieme con pregiudizi e stereotipi legati alla differenza tra mondo accademico e mondo delle imprese e si è riflettuto su come valorizzare le proprie esperienze di apprendimento in più contesti e da più punti di vista. Il tutto senza cercare di banalizzare le questioni e senza trovare soluzioni facili: cercare soddisfazione e riconoscimento in un contesto lontano da quello accademico può essere un'impresa a rischio, senza garanzia di successo.
Diventa quindi importante iniziare a entrare nella prospettiva di poter crearsi le condizioni per esplorare altre opzioni con curiosità, sapendo anche che i contesti si possono trasformare e quelli che sulla carta potrebbero non sollecitare sfide interessanti in realtà possono diventare fonte di gratificazione professionale e riconoscimento.

«Il mio intento - commenta Chiara Veneziani - era rendere questi ragazzi consapevoli. Consapevoli degli errori che fanno in fase di recruitment e che finiscono per alimentare gli stereotipi sui PhD; e soprattutto consapevoli del loro valore e di quanto ogni singola esperienza che fanno durante il dottorato sia altamente formativa, qualcosa che gli altri non fanno e che li rende unici. Vederli illuminarsi nel comprendere quanto valgono e nel vedere che c'è chi crede in loro è ciò che più mi ha entusiasmata.»

E anche i feedback anonimi ricevuti dai dottorandi presenti sembrano confermare questo risultato.
«Ho finalmente capito - scrive un partecipante - quali sono le soft skills che vanno inserite nel curriculum; e soprattutto ho capito che durante il dottorato ne acquisiamo molte di più di quanto ci rendiamo conto...»